«Sono stupito, deluso, contento di me; sono afflitto, depresso, entusiasta. Sono tutte queste cose insieme e non so tirare le somme.
Sono incapace di stabilire se alla fine valgo o non valgo, non ho un giudizio da dare su me stesso e sulla mia vita. Non c'è nulla in cui mi senta veramente sicuro... Quando Lao-tzu dice: "tutti sono chiari io solo sono offuscato", esprime quello che provo io ora, nella mia vecchiaia avanzata... Eppure ci sono così tante cose che mi riempiono: le piante, gli animali, le nuvole, il giorno e la notte e l'eterno che è nell'uomo.
Quanto più mi sono sentito insicuro di me stesso, tanto più è cresciuto in me un senso di affinità con tutte le cose.
Anzi, è come se quel senso di alienazione, che per tanto tempo mi ha separato dal mondo, adesso si fosse trasferito nel mio mondo interiore, rivelandomi un'insospettata estraneità da me"
(dall'autobiografia di C.G. Jung )
Spesso i giovani e coloro che devono affermarsi e sono presi nelle correnti della piena della vita si angustiano troppo per le cattive azioni.
I giovani dovrebbero vivere la vita proiettati in avanti, scavalcando gli scrupoli, mirando diritto ai propri ideali. Da giovani c’è il rischio di una overdose di introspezione terapeutica. Il biasimo del senso di colpa rafforza gli istituti di pena interiorizzati che impongono il conformismo, derubando la giovinezza della sua libertà di sperimentazione e opprimendo gli anni della maturità con un supplemento di responsabilità. A parte il fatto, poi, che il senso di colpa giovanile ci deruba la vecchiaia di uno dei suoi ultimi piaceri, la contrizione, appunto.
(James Hillmann – La forza del carattere)